Prima di EURO 2016 nessuno avrebbe puntato sulle doti di Éder, che invece ha deciso il torneo con uno “schiaffo morale” ai suoi detrattori

Éder festeggia la vittoria con i compagni
Éder, la gloria è servita

Ammettiamolo, tutti quanti noi prima dell’Europeo auspicavamo che Éder potesse risultare decisivo. Il nostro non ha deluso, ma quello portoghese – ancor meno famoso – ha decisamente impressionato le platee. Scherzi a parte, la storia di Éderzito Antonio Macedo Lopes si colloca nel parallelismo tra EURO 2004 ed EURO 2016. In Portogallo i padroni di casa furono sconfitti da un gol siglato da un outsider come Angelos Charisteas, mentre quest’anno gli stessi lusitani hanno conquistato il trofeo contro i padroni di casa. E anche in questo caso, il match-winner è quello che non ti aspetti.

Éder è nato il 22 dicembre del 1987 a Bissau, capitale dell’omonima Guinea. Esattamente come il leggendario Eusébio, si tratta di un portoghese “d’adozione” in quanto nato in territorio africano. Il ragazzo cresce a Coimbra ed esordisce nel piccolo Oliveira Hospital. Qui mette in luce il proprio fisico imponente e nel 2006 fa il salto nella serie cadetta lusitana, giocando due stagioni nella Tourizense. La gavetta porta i suoi frutti e “al piano di sopra” l’Académica decide di puntare su di lui. Con gli Estudiantes Éder si conferma un ottimo centravanti di manovra e vince una Coppa Nazionale. Ancora non è letale in zona gol visto che sigla 19 reti in 103 presenze. Tuttavia, nel 2012 passa allo Sporting Braga e si sblocca: 13 gol in 18 apparizioni in campionato, vittoria in Coppa di Lega e la chiamata in Nazionale, dove esordisce sostituendo Helder Postiga in una sfida di qualificazione per i Mondiali contro l’Azerbaigian.

La rete decisiva di Éder
La rete decisiva di Éder

Ma il momento d’oro di Éder si interrompe a causa di un grave infortunio. Si riprende nella stagione 2013-14, e nonostante sia reduce da un’annata avara di soddisfazioni gioca come prima alternativa in attacco nella Coppa del Mondo. Una delusione: i portoghesi escono alla fase a gironi ed Éder non segna nemmeno una rete. A fine torneo l’attaccante guineano torna ai suoi consueti livelli con la casacca del Braga, sbloccandosi anche col Portogallo realizzando la rete decisiva in una sfida amichevole contro l’Italia. Nell’agosto del 2015 tenta l’avventura nella Premier League. Di sicuro Éder non sarà ricordato troppo bene dai tifosi dello Swansea City, in quanto non segna nemmeno una rete in sei mesi. Esce dal giro della Nazionale e sembra davvero in parabola discendente.

Il Lille, il punto di ripartenza
Il Lille, il punto di ripartenza

A gennaio i gallesi dello Swansea decidono che possono fare a meno di lui e lo girano in prestito al Lille; in Francia il bomber olia i propri meccanismi e conclude la stagione con una media di circa mezzo gol a partita, guadagnandosi la chiamata per gli Europei e il riscatto da parte del club transalpino. Il resto è storia: dopo due fugaci comparsate contro Islanda e Austria concessegli dal CT Fernando Santos, Éder entra in campo al 79′ della finale contro la Francia. Il suo ingresso passa un po’ in sordina, ci si aspetta che tenga alta la squadra con le sue sgomitate. Ma il destino ha in programma qualcosa di diverso e al 109′ Lloris viene battuto da un tiro pazzesco, virtualmente imparabile. Il guineano ha un guanto nel calzino e mima la bofetada de luva branca (schiaffo morale) che rivolge a tutti coloro che lo reputavano inadeguato al grande palcoscenico. Già nel Lille ha preso questa curiosa abitudine. Éder dedica la rete più importante della carriera alla sua mental coach Susanna: probabilmente le allenatrici mentali hanno effetti più benefici delle canoniche wags!