ESCLUSIVA FA -Faraone, storia di una battaglia contro gli infortuni

Questa è la storia di una battaglia contro gli infortuni di un ragazzo come noi, Eduardo Faraone, storia di chi non ha voluto abbandonare il calcio nonostante tutto ed ha continuato a sognare ad occhi aperti.

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Eduardo Faraone è un ragazzo classe 1997, difensore centrale della Lupa Castelli Romani. Ha cominciato a giocare al calcio all’età di 11 anni, età abbastanza avanzata. E’ riuscito a raggiungere il professionismo all’età di 16 anni firmando con il Latina, dopo aver lasciato lo Sporting Village Tommaso Natale di Palermo ed aver fatto qualche provino al Vicenza e Sampdoria. “Ero entusiasta di giocare nel professionismo, ho avuto una rivoluzione di mentalità e qui è cominciato il sogno, cominciavo a pensare di diventare un vero calciatore”. Dopo qualche problema burocratico, per via della giovane età e del cambio di residenza, riesce ad entrare nella formazione titolare in pianta stabile per 3 mesi. Andava tutto bene, buon rapporto con il mister Vallone e con la squadra, a fermarlo il primo infortunio, il primo di una lunga serie . Nella partita contro il Catania, Eduardo subisce la rottura del menisco destro, viene subito operato dall’equipe di Agostino Tucciarone, il quale gli applica una sutura. Tempi di recupero stimati in 8 mesi. Finisce l’anno, viene svincolato dopo cambiamenti dirigenziali.

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Da svincolato riesce ad accasarsi alla Lupa Roma, grazie alle pressioni di Giampiero Guerraccino, il quale puntava tanto su di lui. Sembra finito il brutto periodo, invece, la sutura si apre dopo 1-2 mesi dall’arrivo. Lo stesso Tucciarone applica la pulizia del menisco, la quale comporta un altro mese e mezzo di stop. Durante il recupero, fatto di doppie sedute, nuoto e allenamenti, arriva un altro infortunio. Questa volta è la caviglia ad infortunarsi, stiramento tendine caviglia destra, 4 mesi fuori. Il calvario sembra non finire mai. Comincia il recupero con il terapista ed osteopata PierPaolo Ramozzi. Nonostante la battaglia con il ginocchio ne ho cominciata subito un’altra, contro la caviglia, qui il sostegno della famiglia è stato fondamentale sia mentalmente che economicamente. Dopo questi infortuni ho pensato subito che non fosse finita, ho sempre pensato che questi infortuni avrebbero aiutato la mia crescita mentale, li ho presi alla leggera”.  Finisce anche quest’annata e sempre da svincolato, firma per la Lupa Castelli Romani.

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Appena arrivato gli viene data la fascia di capitano con i Berretti. Gioca e convince, convince anche l’allenatore della prima squadra. Arriva la prima convocazione in Coppa Italia contro il Teramo. Subito dopo seguono altre 2 convocazioni in Lega Pro. L’esordio era sempre più vicino, mancava poco, ce l’aveva fatta. “Queste convocazioni per me erano un segno di rivalsa e di rivincita contro un periodo di sofferenza interminabile, avevo tanto entusiasmo addosso” . Durante una partita, però, lo colpisce un altro infortunio, allungamento massimo del legamento crociato anteriore e rottura menisco esterno della gamba sinistra.”Aver ricevuto la notizia della nuova lesione al menisco è stato veramente dura, un trauma. Ho iniziato a mettere in dubbio la mia possibilità di continuare a giocare al calcio, pensavo che il mio ginocchio non me lo avrebbe permesso”

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E’ necessaria una nuova operazione, sempre con l’equipe di Tucciarone. “La notizia della nuova operazione mi ha buttato giù, avevo un senso di abbattimento che governava la mia mente, pensavo di non riuscire più a combattere, subito dopo pensavo di recuperare il prima possibile”. Ricostruzione del legamento crociato anteriore e pulizia menisco esterno, periodo di riabilitazione 6 mesi, lui sta recuperando in meno tempo possibile, manca poco e sarà di nuovo sul campo. “Se ho paura di un nuovo infortunio ? No, ho solo paura del dolore, ma non della situazione. Ho fatto tesoro dell’esperienze vissute in passato”. In fine, ci ha parlato di come abbia affrontato questo periodo in generale : “Periodo difficile mentalmente, pensavo di smettere, troppi anni passati con troppi infortuni. Ogni volta che pensavo di smettere, tralasciando l’idea di giocare, avevo subito dopo il pensiero che il calcio per me fosse tutto e che sarei disposto a lottare ancora per il mio sogno. L’aiuto di mio padre, mia madre,Vito Trobiani (amico di famiglia) sono arrivati in un momento fondamentale per me. I miei genitori e la famiglia Perconti (mettendo a disposizione strutture e terapie per il mio massimo recupero) mi stanno aiutando molto a superare quest’ardua sfida “.

 

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