La partita di Ljajic

Roma-Inter è uno spareggio per la Champions League, l’ultima possibilità dei Nerazzurri di riacciuffare i giallorossi, che dopo l’arrivo di Luciano Spalletti hanno scalato la classifica con gioco, gol e pesanti vittorie. Il più atteso è Adem Ljajic, che si scontra con passato, presente e futuro della sua vita calcistica. 

Un’occasione, l’ennesima per il Serbo, che potrebbe spiccare finalmente il volo; nonostante le straordinarie premesse, il numero 22 dell’Inter non ha raggiunto un livello consono ad un talento come il suo. 

Ljajic è il tipico prodotto di quel mosaico di culture che è l’ex Jugoslavia e rappresenta il classico calciatore dell’est. Qualità pressochè illimitate e grinta sono accompagnate da eccessiva sregolatezza, dentro e fuori dal campo, che fino ad oggi gli hanno impedito il vero salto di qualità. 

Adem è stato inserito più volte dalla rivista Don Balón nella lista dei talenti migliori talenti nati dopo il 1991 ed è stato soprannominato il Kakà dell’est per la sua rapidità, i suoi dribbling e il suo tiro che gli permettono giocate a molti impensabili; nonostante queste premesse, però, la distanza dal Pallone d’Oro 2007 è ancora moltissima.

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Le giocate di Ljajic sono sempre spettacolari, ma spesso fini a sé stesse, inutili in un campionato così cinico come quello italiano e poco apprezzate dagli allenatori con cui Adem ha spesso un rapporto travagliato. 

Celebre fu la rissa ai tempi della Fiorentina con Delio Rossi, come famosi furono gli attriti con Sinisa Mihajlovic quando l’allenatore del Milan era il selezionatore della nazionale serba: questo l’altro limite dell’ex Partizan, poca propensione a rispettare gli ordini. 

Quello con il suo mister attuale, Roberto Mancini è un rapporto particolare. Non sono bastate alcune ottime prestazioni in questi primi due terzi di stagione: per Ljajic la riconferma alla Pinetina è ancora tutta da conquistare. 

adem ljajic

Senza gli infortunati Jovetic e Icardi, Adem dovrà caricarsi la squadra sulle spalle e cercare di giocare un brutto scherzo alla squadra che non ha creduto fino in fondo nelle sue potenzialità, di cui, forse, nessuno conosce i veri limiti.

 

 

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