C’era una volta… Eusébio, primo mito lusitano

All’indomani del trionfo dei lusitani ripercorriamo la storia di Eusébio, la “Pantera Nera” che fece la storia del Benfica e della Nazionale portoghese

Eusébio e Lev Jashin coinvolti in un'azione di gioco dei Mondiali del 1966

Eusébio affronta il sovietico Jashin

Torniamo a parlare della storia del calcio con la rubrica C’era una volta; dopo la finale di ieri, è impossibile non dedicare un articolo alla più grande gloria del calcio portoghese del passato. La conquista del primo trofeo internazionale da parte dei lusitani porterà ora un grande enigma: meglio Cristiano RonaldoEusébio? Difficile se non impossibile stabilirlo, ma nella storia dell’ex campione del Benfica si possono trovare delle assonanze con l’asso madrileno.

Eusébio da Silva Ferreira, a onor del vero, andrebbe annoverato come uno dei primi grandi campioni africani, essendo nato a Maputo (nominata in passato Lourenço Marques) e avendo anche origini angolane. Ma quando lui nasce, nel 1942, Mozambico e Angola non sono ancora indipendenti dal Portogallo. Eusébio ha un’infanzia difficile: cresce nella povertà e rimane orfano di padre a soli otto anni. La sua grande passione è il calcio – giocato con mezzi di fortuna – e si nutre dei legittimi sogni di gloria di un ragazzo mozambicano. Il suo primo club serio è lo Sporting Lourenço Marques, dove ad allenarlo curiosamente c’è un italiano di nome Ugo Amoretti; questi è un ex portiere della Juventus che segnala il giovanissimo Eusébio a numerose società della nostra penisola, ma la madre della futura Pantera (o Perla) Nera non intende lasciarlo espatriare così presto.

Dopo una lunga contesa tra le due principali squadre di Lisbona, nel 1960 Eusébio sbarca alla corte del Benfica di Bela Guttman, che lo tiene per un periodo lontano dalla capitale temendo… un rapimento da parte dei dirigenti dello Sporting! Si comincia a parlare di lui quando realizza una tripletta in un’amichevole disputata a Parigi contro il Santos di Pelé; l’impresa lo proietta sulla copertina dell’Equipe.

I grandi risultati non tardano ad arrivare. Nella stagione 1961-62 inizia ad avere più spazio in prima squadra e ripaga Guttman decidendo con due reti la finale di Coppa dei Campioni contro il leggendario Real Madrid. Nell’occasione, Eusébio si prende anche la responsabilità di tirare – e segnare – un rigore quando ai suoi compagni, più navigati, tremano le gambe! La partita finisce 5-3 e la nuova stella del Benfica sfiora il Pallone d’Oro, che viene assegnato al cecoslovacco Masopust. Si tratta dell’inizio di una lunga storia che vede Eusébio segnare ben 473 reti con la maglia biancorossa e vincere dieci campionati portoghesi, due Scarpe d’Oro e un Pallone d’Oro. Purtroppo gli manca la grande affermazione con la Nazionale portoghese, che guida da assoluto protagonista in occasione dei Mondiali inglesi del 1966. Nel girone i lusitani battono Ungheria (3-1) e Bulgaria (3-0), togliendosi lo sfizio di sconfiggere il Brasile per 3-1 grazie a una doppietta della Perla Nera. Nei quarti Eusébio è protagonista di una delle partite più incredibili della storia della Coppa Rimet. La Corea del Nord, che nella fase a gironi ha mandato a casa l’Italia, dopo 25′ si porta clamorosamente sul 3-0. Eusébio si rimbocca le maniche e segna quattro gol, che permettono al Portogallo di passare alle semifinali con un rocambolesco 5-3. La sconfitta contro l’Inghilterra padrona di casa (doppietta di Bobby Charlton e rigore di Eusébio a riaprire i giochi a otto minuti dalla fine) viene ricordata dalla Pantera Nera come un grande rammarico. Il Portogallo conclude il torneo al terzo posto, battendo l’Unione Sovietica per 2-1 nella finalina. Eusébio, con 9 reti, è il capocannoniere della competizione ma si tratta dell’unico torneo internazionale che riesce a giocare. Fallita la qualificazione a Germania ’74, si ritira dalla nazionale e disputa le ultime stagioni della carriera prevalentemente nei campionati nordamericani. In seguito entra a far parte del comitato tecnico della Nazionale portoghese.

Eusébio e Giovanni Trapattoni coinvolti in un'azione di gioco

Eusébio e (sullo sfondo) Trapattoni

Nel 2004 abbiamo uno degli ultimi flashback della sua vita; un po’ malinconico, purtroppo. Il Portogallo ospita gli Europei e sembra lanciato verso la vittoria finale, forte di un organico esperto dove figurano Fernando Couto, Manuel Rui Costa e Luis Figo, oltre che un “imberbe” Cristiano Ronaldo. Ma il famoso gol di Angelos Charisteas spezza i sogni dei lusitani, con Eusébio che consegna la coppa ai greci con il volto visibilmente cupo. Viene a mancare dieci anni dopo a causa di un arresto cardiaco; senza dubbio, ieri sera il pensiero degli appassionati di calcio lusitani è andato anche alla loro gloriosa Perla Nera, il primo vero campione che ha reso grande il Portogallo.