Romanzo Calcistico | Inzaghi, come te nessuno mai

“Quel ragazzo deve essere nato in fuorigioco.” Sir Alex Ferguson.

A detta di tutti, addetti ai lavori o tifosi, non era certo il prototipo dell’attaccante che sognavano di avere nella propria squadra. Non era tecnico, non aveva un fisico eccezionale, non era molto veloce, non aveva un gran tiro, non aveva dribbling e chiedergli una sponda era pressoché impossibile.
Ma nella classifica dei gol segnati nelle competizioni UEFA per club è quarto a quota 70 reti, alle spalle solo di mostri sacri come Cristiano Ronaldo(80), Lionel Messi (78) e Raúl (77), ed è il miglior marcatore italiano di tutti i tempi in Champions League con 50 gol realizzati. Inoltre, dopo la doppietta nella finale di Coppa del mondo per club realizzata il 16 dicembre 2007 contro il Boca Juniors, è diventato il primo e sinora unico giocatore ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali per club.

 

Super Pippo con la Champions League, vinta grazie a una sua doppietta

Super Pippo con la Champions League, vinta grazie a una sua doppietta

Due volte campione d’Europa col Milan, campione del Mondo sempre con il suo Milan e con l’Italia a Germania 2006, più di 300 gol in carriera. Signori e signore lui è Filippo Inzaghi, in arte “SuperPippo”, una delle leggende rossonere.
Aveva un qualcosa di mistico, di religioso, quando giocava. E’ come se avesse una calamita pronta ad attirare il pallone a sé al momento di segnare. Non sbagliava mai il tempo d’inserimento, capiva i movimenti dei difensori, mettendosi alle loro spalle per poi colpirli al momento giusto; sui cross dei compagni sapeva sempre dove ricadeva la palla. Aveva quella tempistica che nessun’altro possedeva. Un’elettricità in corpo pazzesca. “Alta tensione” come direbbe il giornalista Pellegatti. Erano queste le doti di Pippo, non proprio da super campione, ma che gli sono bastate per entrare nella storia del Milan e del calcio. Ovviamente un po’ di fortuna non guasta mai, e Inzaghi a fortuna era messo non bene, benissimo. Ma “la fortuna aiuta gli audaci” no? Dal gol al Bayern Monaco dopo un primo tiro ‘ciccato’, a quello con il Lyone dopo un “palo-palo” di Sheva con la palla che va dritto a lui; dal gol nel derby con l’Inter quando, su una punizione calciata da Pirlo verso la porta, il pallone gli va a sbattere sulla faccia, alla rete in finale di Coppa Campioni contro il Liverpool quando la storia si ripete di nuovo: punizione ancora calciata da Pirlo, e pallone che va a di nuovo a sbattere su Inzaghi, stavolta sulla sua schiena. Questi sono alcuni dei suoi più famosi gol “fortuiti” che hanno contraddistinto la sua carriera. Un qualcosa di sovrannaturale diremmo.
“Quel ragazzo deve essere nato in fuorigioco.” disse Sir Alex Ferguson. “Filippo Inzaghi non è proprio un calciatore, però possiede un istinto omicida pazzesco davanti alla porta, ed è la cosa più importante per un goleador.” obiettò Zlatan Ibrahimović.
L’ultimo fu Vincenzo Montella che in un’intervista forse spiegò meglio di tutti quello che realmente è stato Inzaghi.
“Ancora oggi non riesco a spiegarmi come facesse a segnare tanti gol. Se scomponi il centravanti Inzaghi trovi ben poco di interessante. Non aveva nessuna qualità che eccelleva, ed era più scarso rispetto a tanti bomber che hanno avuto la metà del suo successo. Però lui nel suo lavoro ci metteva tenacia, convinzione, coraggio, rabbia. Ecco forse questo è il maggior caso dove la grinta e la voglia hanno pagato più del talento. Un’esempio da seguire per tutti i giovani.”

La leggenda Inzaghi passerà alla storia calcistica proprio per questo: quando la volontà supera il talento…

 

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