Vieri con la casacca dell'Italia
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C’era una volta… Bobo Vieri, il vero bomber

Christian Vieri, una lunga gavetta partita dall’Australia e conclusa con una valanga di gol in cascina. Ecco la storia dell’implacabile cannoniere

Sydney, fine anni ’80. Un ragazzino massiccio prende una decisione: lascierà l’Australia per tornare nel suo paese natio e intraprendere una carriera da calciatore. Suo padre, ex mezzala di successo in Serie A, lo dissuade senza mezzi termini. Non lo reputa adatto, non ha la stoffa.

Il ragazzino comunque lascia gli ampi spazi australiani per iniziare la sua gavetta che lo porta a esordire in Serie A con la casacca del Torino, sotto la sapiente guida di Emiliano Mondonico. Ha solo diciotto anni, ma riesce a chiudere la stagione con un gol all’attivo. Suo padre ancora scuote il capo, ma lui imperterrito continua a farsi le ossa in giro per l’Italia. Esplode in B a Ravenna e a Venezia, riassapora la Serie A con l’Atalanta e a quel punto non c’è più spazio per gli scetticismi: nel 1996 arriva la chiamata della Juventus. La concorrenza è tanta, ma chiude l’annata con 14 gol in 37 presenze conquistando lo Scudetto, la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale, più la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Borussia Dortmund del possente panzer Karl-Heinz Riedle. Tuttavia il ragazzo decide di lasciare Torino per accasarsi all’Atletico Madrid. La compagine madrilena può già contare su attaccanti di valore come José Mari, Kiko e Lardin, ma nemmeno sommando i loro gol si arriva all’incredibile bottino di 24 reti in 24 presenze conquistato dal neo-arrivato. Nel 1998, dopo aver giocato i Mondiali, accetta la corte dell’ambiziosa Lazio di Sergio Cragnotti.

 

 

Cinquantacinque miliardi, una cifra pazzesca ma necessaria per dotare la Lazio di un grande partner per Marcelo Salas. La stagione dei biancocelesti è da infarto: si passa dal trionfo in Coppa delle Coppe – dove apre le marcature e poi continua a giocare con la testa mezza spaccata – alla delusione per lo Scudetto perso al fotofinish.

Stavolta rimane o no? Il dubbio viene sciolto da Moratti con un’offerta irrinunciabile: 90 miliardi più Simeone. Il bomber passa all’Inter, si sogna una fronte d’attacco francamente unico al mondo assieme a Roberto Baggio e Ronaldo. Ma a causa di infortuni, i tre assieme si vedranno ben poco e non riusciranno a conquistare alcun trofeo. Sono anni strani, dove pur mantenendo medie gol titaniche manca l’appuntamento con i grandi titoli. Grande è la delusione per il 5 maggio all’Olimpico, malinconica è l’eliminazione degli Azzurri nel 2002 e nel 2004.

Nel 2005 l’ormai veterano bomber si trasferisce al Milan, per rilanciarsi in ottica Mondiali. Lo spazio è poco, a gennaio decide di passare al Monaco dove inizia bene ma si infortuna e perde il treno per Berlino. Gli ultimi anni li trascorre con le casacche di Atalanta e Fiorentina, non più supportato in pieno dal fisico acciaccato dagli infortuni. Chiude la carriera nel 2009, con 236 reti all’attivo a livello di club e 26 con la Nazionale italiana.

Come avrete intuito, il protagonista di questa storia è Christian Vieri, detto Bobo in onore del padre Roberto. Chissà, forse ha vinto meno di quanto avrebbe meritato, ma rimane una delle figure più temute dai difensori e dai portieri di mezzo mondo. Il suo mix di potenza, grinta e senso del gol ha saputo sopperire a quelle lacune tecniche paventate dal genitore. Non è diventato allenatore né dirigente, ma dalle foto che pubblica spesso sui social network capiamo che se la figura del bomber è plasmata sulla sua figura… esistono validi motivi!

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