Benny Carbone con la casacca del Derby County
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C’era una volta… il genio di Benny Carbone

Dribbling, assist e gol: Benny Carbone ha conquistato i tifosi italiani e inglesi nel corso di una lunga carriera

Benny Carbone esulta dopo un gol realizzato con la maglia dello Sheffield Wednesday
Benny Carbone a Sheffield

C’era un periodo in cui i trequartisti, le seconde punte e i centravanti italiani erano così tanti che potevamo persino esportarli; una nidiata infinita di giocatori che hanno reso per lunghi anni la Serie A il campionato più bello del mondo. Senza farci prendere dalle facili nostalgie, andiamo a raccontare la storia di un altro protagonista di quel periodo, ovvero Benito Carbone, meglio noto come Benny.

Nato a Reggio Calabria il 14 agosto del 1971, il giovane Carbone cresce nel vivaio della Scillese e viene notato dal Torino durante un torneo giovanile. Nel 1988 passà così alla società piemontese, neopromossa in Serie A. Chiuso da giocatori del calibro di Muller e Haris Skoro, nei primi due anni colleziona poche presenze. Dopo la gavetta in prestito (Reggina, Casertana e Ascoli), torna in granata e gioca stabilmente in prima squadra conquistando l’ottavo posto nella stagione 1993-94. Viene convocato per gli Europei Under-21 da Cesare Maldini, e conquista il titolo grazie alla vittoria in finale contro il Portogallo decisa da un golden goal di Pierluigi Orlandini. Viene acquistato dalla Roma che lo gira subito come pedina di scambio per ottenere Daniel Fonseca dal Napoli. In azzurro indossa la “sacra” maglia numero 10 e prosegue la sua costante crescita realizzando 4 gol in 29 presenze. Memorabile quello realizzato nella prima giornata del campionato 1994-95, al 89′ di una sfida interna contro la Reggiana. Vujadin Boskov, all’epoca allenatore dei partenopei, battezza a modo suo il talento di Carbone: “Con le sue finte disorienta avversari, ma anche compagni.” Il talentuoso attaccante trova anche il tempo per duettare con Gigi D’Alessio nel brano Forza Napoli.

 

 

L’Inter decide di puntare su di lui e per 6 miliardi passa in nerazzurro. La stagione della squadra è agrodolce: nonostante le gesta di Branca, Ganz e Roberto Carlos, i milanesi escono al primo turno della Coppa UEFA e chiudono al settimo posto in campionato. L’arrivo di Roy Hodgson sulla panchina interista segna la fine della sua esperienza all’Inter. Per Benny è tempo di trasferirsi nella Premier League inglese, dove nel frattempo si sta formando una folta colonia italiana. Lo Sheffield Wednesday lo accoglie a braccia aperte e lui ripaga con 6 gol in 25 partite. L’anno dopo i biancoblu propongono un fronte d’attacco spiccatamente azzurro, in quanto arrivano anche Paolo Di Canio dai Celtic e il giovane Francesco Sanetti dal Genoa. Il contingente italiano risulta decisivo nella conquista di due salvezze, con Benny che viene nominato Player Of The Year dello Sheffield nel 1999; quando la squadra del South Yorkshire decide di smantellare l’impianto, arriva l’inevitabile retrocessione. Di Canio, nella sua prima autobiografia, riporta che il loro compagno di squadra Andy Booth inizialmente si dichiara sollevato dalla partenza degli italiani, perché non gli passano mai la palla. Peccato che senza di loro il buon Booth, attaccante, segna giusto un paio di reti!

Carbone migra attraverso numerose squadre (Aston Villa, Bradford City, Derby County e Middlesbrough) mettendo sempre in mostra il proprio funambolico talento e lasciando nei tifosi un buon ricordo.

Dopo sei anni, per Benny è tempo di tornare in Italia. Nel neopromosso Como (2002-03) curiosamente trova proprio Fonseca oltre che veterani come Caccia e Amoruso, ma non può evitare la retrocessione di una compagine poco competitiva. L’anno dopo contribuisce con 4 reti al quinto posto del Parma, segnando anche alla Juventus. Per giocare con maggiore continuità scende di categoria; positive le esperienze a Catanzaro e Vicenza prima di un’esperienza come guest player nel Sydney FC che si conclude con due reti in tre apparizioni. Appende gli scarpini al chiodo dopo tre stagioni al Pavia (2007-2010), iniziando subito dopo a lavorare nello staff tecnico delle giovanili della compagine pavese prima di diventare allenatore della prima squadra. Come mister si è seduto anche sulle panchine di Varese, Vallée d’Aoste e Pro Sesto, per il momento la sua ultima esperienza come tecnico; vanta anche un breve periodo passato al Leeds United di Cellino come consulente per la gestione del settore giovanile. Quest’estate, come si evince dal tweet pubblicato sopra, ha trovato il modo di tornare a dettare legge nel mondo del pallone, precisamente nel beach soccer!

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